Nel corso degli anni di pratica neurochirurgica, ho imparato che la precisione tecnica, l’esperienza clinica e l’uso delle più moderne tecnologie rappresentano solo una parte della formula del successo. C’è un altro elemento, meno tangibile ma altrettanto fondamentale, che spesso viene trascurato: lo stato mentale. Ed è qui che entra in gioco la meditazione.
La preparazione mentale del neurochirurgo
Affrontare un intervento neurochirurgico, soprattutto quelli più delicati come quelli che coinvolgono aree funzionali del cervello, richiede molto più che mani ferme. Richiede lucidità, presenza mentale e una gestione impeccabile dello stress. In questo, la meditazione è diventata per me uno strumento essenziale.
La mia pratica quotidiana di mindfulness mi consente di affrontare anche le procedure più complesse con maggiore concentrazione e resilienza. Non è solo una percezione soggettiva: diversi studi, tra cui quello pubblicato su Frontiers in Psychology (Goyal et al., 2014), mostrano come la meditazione mindfulness possa migliorare le funzioni cognitive, la memoria di lavoro e ridurre l’ansia — tutte competenze fondamentali per un neurochirurgo.
L’effetto della meditazione sui pazienti
Ma non è solo il chirurgo a trarre beneficio dalla meditazione. Ho iniziato a introdurre tecniche di mindfulness e rilassamento guidato anche nel percorso preoperatorio dei miei pazienti. I risultati sono sorprendenti: livelli di ansia più bassi, maggiore fiducia nel processo chirurgico e, in molti casi, un decorso post-operatorio più favorevole.
Uno studio condotto presso l’Università di Harvard (Lazar et al., 2011) ha dimostrato che otto settimane di meditazione mindfulness possono produrre cambiamenti misurabili nella densità della materia grigia in aree del cervello associate alla memoria, all’empatia e alla regolazione dello stress. Inoltre, è stato osservato che la meditazione può modulare la risposta infiammatoria e ridurre la percezione del dolore post-operatorio (Zeidan et al., 2016 – JAMA Internal Medicine).
Una visione integrata della medicina
Credo profondamente in una medicina che unisce rigore scientifico e apertura mentale. La meditazione, lungi dall’essere una pratica “alternativa”, può e deve essere integrata nei percorsi di cura, soprattutto in ambiti complessi come la neurochirurgia. Il cervello non è solo un insieme di circuiti da “riparare”: è anche il centro dell’esperienza umana, delle emozioni, delle paure e delle speranze.
Insegnare ai pazienti a respirare, a centrarsi, a osservare i propri pensieri senza giudicarli… è un modo per prendersi cura della loro salute in modo più profondo e completo.
Conclusione
La meditazione mi ha reso un neurochirurgo migliore. E credo possa aiutare molti altri – medici e pazienti – a vivere l’esperienza chirurgica in modo più sereno, consapevole e, in ultima analisi, più efficace.
Non si tratta di sostituire la scienza, ma di ampliarla. Di unire mente e corpo. Di ricordarci che, anche tra le pareti asettiche di una sala operatoria, restiamo umani.